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There’s a riot goin’ on.
Racing – Celtic, 1967

Quattro finali di Coppa Intercontinentale (I)

Quattro finali di Coppa Intercontinentale, dal 1967 al 1970. Quattro partite della sfida transoceanica fra le migliori squadre di club del mondo rimaste nella memoria del gioco. Una storia di tattiche, di agonismo, di campioni, senza dubbio. Ma più di tutto, una storia di violenza. Quattro partite, quattro finali consecutive della stessa competizione, accomunate da provocazioni e scontri, botte e intimidazioni. Una sorta di unicum mai visto nelle vicende del calcio internazionale.

La Coppa Intercontinentale si gioca dal 1960 ed è subito un grande successo. Da una parte, la formazione campione d’Europa, dall’altra la squadra vincitrice della Coppa Libertadores, ovvero i campioni dell’America Latina. Andata e ritorno, di solito in autunno, in casa delle due pretendenti. Non vale però la regola dei gol segnati, né tanto meno la regola dei gol fuori casa. Vince il trofeo chi si aggiudica entrambe le partite, o chi ne vince una e pareggia l’altra. Se vincono entrambe, si gioca la bella, in campo neutro (ma non sempre), nello stesso continente nel quale si è disputata la seconda partita – i viaggi aerei non erano così agevoli, all’epoca. È in palio il titolo di squadra più forte del mondo. Il confronto fra nazionali dei due continenti che da almeno quarant’anni contraddistingue il calcio mondiale si trasferisce dunque sul piano delle squadre di club.

Ed è proprio negli incontri fra le rappresentative nazionali durante gli anni sessanta che nasce, prende piede e sedimenta questo clima di violento antagonismo. I mondiali del Cile nel 1962 ed i mondiali in Inghilterra nel 1966 faranno da incubatrice all’esplosione di risse intercontinentali di fine decennio.

IL SEME DELLA VIOLENZA

David abbandona il campo durante la Battaglia di Santiago

David abbandona il campo, scortato, durante la Battaglia di Santiago – fonte giornalettismo.com

Il Campionato del mondo del ’62 è di solito ricordato per il gioco duro visto in campo, e spesso a scapito delle formazioni europee. Ad esempio, Jugoslavia e Uruguay – prima fase, tre a uno per gli europei – se le danno per tutto l’incontro senza troppi complimenti. Argentina e Bulgaria (1 a 0) accumulano la bellezza di sessantanove falli in novanta minuti. Il Cile padrone di casa accoglie l’Italia, sempre nella fase eliminatoria, in uno stadio stracolmo di tifosi, di ostilità e di rabbia. Le scorrettezze in campo si sprecano. È la Battaglia di Santiago. L’arbitro, impaurito dal clima infuocato, tollera le aggressioni cilene ma espelle due italiani in quaranta minuti. Maschio termina l’incontro con il naso fratturato da un fendente di un giocatore avversario. Il Cile vince due a zero e passa il turno. Nei quarti di finale, i cileni sfruttano ancora un misto di aggressività, gioco rude e tolleranza arbitrale, eliminando l’URSS. Lev Jascin, il grande portiere sovietico, riporterà una forte commozione cerebrale, conseguenza di un calcione in testa.

Gli europei prenderanno le loro rivincite, con gli interessi, quattro anni dopo nel corso del mondiale inglese. Durante la fase a gironi, il Brasile campione in carica esce dalla competizione subendo il gioco duro di Bulgaria (due a zero per i sudamericani il risultato) e Portogallo, vincente per tre a uno. Argentina e Germania Ovest concludono a reti bianche un incontro stracolmo solo di falli variamente assortiti. Ma è nel corso dei quarti di finale che la contrapposizione estrema tra Europa e Sudamerica esplode in tutto il suo fragore. Germania Occidentale – Uruguay finisce quattro a zero per i tedeschi. Gli uruguagi restano in nove ed al termine dell’incontro un loro giocatore, Cortes, rincorre e colpisce il direttore di gara. Inghilterra – Argentina vede gli inglesi imporsi per uno a zero. Rattin, capitano argentino, è espulso nel corso del primo tempo. Rifiuta di uscire dal terreno di gioco mentre i suoi compagni di squadra schiumano di rabbia. Devono accompagnarlo fuori le forze dell’ordine. Ramsey, ct inglese, definirà pubblicamente gli argentini come animali, un epiteto che vent’anni dopo toccherà agli stessi inglesi, sempre in ambito calcistico. Sic gloria transit mundi.

Non è un caso che la nostra vicenda veda come protagoniste, sul versante sudamericano, solo squadre argentine (Racing, poi tre volte Estudiantes). Hanno il dente avvelenato dal mondiale e da parecchi anni di frustrazioni calcistiche. Ma la stessa Coppa Intercontinentale, in quelle prime edizioni, ha mostrato in almeno un paio di occasioni dei gustosi antipasti alle risse in arrivo. Nel 1963 il Milan patisce il gioco violento del Santos nel corso della partita di ritorno e della partita di spareggio, entrambe perse. Nel 1965, nello stadio dell’Indipendiente, i giocatori dell’Inter vengono presi a sassate mentre entrano in campo. Su Sarti, il portiere nerazzurro, piovono biglie di vetro. Il pareggio consegna comunque il trofeo agli europei.

RACING E CELTIC, LE SORPRESE

Accompagnata da tali incoraggianti premesse, la finale del 1967 pone di fronte due sorprese: il Racing Club e il Celtic Glasgow. La squadra argentina contende all’Indipendiente il tifo di Avellaneda, anonimo sobborgo industriale e popolare di Buenos Aires, caratterizzato da enormi impianti portuali. Il Racing Club è una delle compagini storiche del Paese, definita infatti l’Academia. Ha vinto molto nel periodo amatoriale del calcio argentino. Ma a metà dei sessanta è in crisi, almeno sino a quando non arriva in panchina Josè Pizzuti. È il 1965 e il Racing diventa a breve El equipo di Josè. Nel ’66 vince il titolo nazionale. L’anno successivo si aggiudica la Copa Libertadores, dopo aver sconfitto il Nacional di Montevideo due a uno nella bella di Santiago del Cile. Le tre partite di finale – andata, ritorno (zero a zero in entrambi i casi) e spareggio – raccolgono un pubblico di quasi trecentomila anime. Il calcio di Pizzuti passa alle cronache come una antesignano del calcio totale. I giocatori non ricoprono ruoli fissi, ma ognuno è in grado di attaccare e di coprire, gestendo con perizia il controllo della palla. Ad ogni modo, il Racing costruisce la propria forza sulla difesa. Nelle serie vincente di campionato, coppa sudamericana e intercontinentale, incassa 36 gol in 60 partite, e ne perde solo quattro.

Sul terreno di gioco, il Racing si schiera con una sorta di 4-3-1-2, come la stessa nazionale argentina in quegli anni. Determinante è il ruolo di Humberto Maschio, gran talento, ex componente degli angeli dalla faccia sporca assieme a Sivori e Angellillo, per molti anni in Italia. Un reduce di Santiago ’62, come detto, ma all’epoca era sul lato europeo del fronte. Altrettanto importanti risultano i due centrali di difesa: Perfumo, uno dei migliori difensori argentini di sempre, e Basile, futuro selezionatore dell’albiceleste. Ecco il Racing Club nella seconda e terza partita della Coppa Intercontinentale:

Nel 1967 il Celtic Glasgow è la prima squadra europea a centrare la tripletta coppa nazionale, campionato e Coppa Campioni. È anche la prima squadra britannica, e del nord Europa, a laurearsi campione d’Europa. A Lisbona gli scozzesi sconfiggono l’Inter, favorita, per due a uno, chiudendo così l’epopea della squadra di Herrera. È un’impresa che genera enorme entusiasmo fra i tifosi biancoverdi, senza dubbio il più grande risultato della storia del Celtic. I giocatori sono ancora oggi ricordati come i Leoni di Lisbona.

Jock Stein, l’allenatore, guida un gruppo privo di stelle ma formato da ottimi interpreti e soprattutto molto coeso. I giocatori provengono tutti da Glasgow o dai dintorni della città. Giocano insieme praticamente da sempre. Il Celtic mostra un calcio molto offensivo con una decisa spinta sulle fasce. È un 4-2-4, spregiudicato all’apparenza, ma con i due centrali di attacco che indietreggiano a turno a centrocampo. Un’impostazione che trae in parte ispirazione dall’Ungheria degli anni cinquanta e che, nel contempo, anticipa alcuni aspetti del calcio odierno. Qui sotto la formazione tipo del Celtic, scesa in campo nella prima partita della serie:

TRA GLASGOW E AVELLANEDA

Il 18 ottobre 1967, all’Hampden Park di Glasgow, si disputa l’incontro di andata. Fra le tre partite, possiamo considerala quella più tranquilla, anche se il gioco falloso e le provocazioni non mancano. Parecchi giocatori del Celtic escono acciaccati dal campo. Guardando le immagini dell’incontro, ad esempio, si può ammirare un intervento killer, una sorta di doppio tackle volante, sul numero sette del Celtic, se non sbaglio Johnstone. Uno degli scozzesi prende una testata da un avversario. Johnstone e Maschio del Racing avrebbero dovuto saltare la partita in quanto squalificati. Ma le regole FIFA non si applicano all’Intercontinentale.

In questa prima sfida, il Celtic gestisce l’incontro mentre il Racing imposta una gara difensiva. Wallace ha due occasioni nel primo tempo. Nelle ripresa, su calcio d’angolo, Mc Neill fissa di testa il vantaggio definitivo degli scozzesi. I giocatori del Celtic festeggiano la rete urlando in faccia agli argentini frasi con ogni probabilità poco gradevoli.

Simpson ferito alla testa e aiutato dai compagni di squadra - fonte thecelticwiki.com

Simpson ferito alla testa e aiutato dai compagni di squadra – fonte thecelticwiki.com

L’incontro di ritorno è in programma il primo novembre all’Estadio Juan Domingo Peron di Avellaneda, detto El Cilindro. Un enorme catino per centomila tifosi festanti ed esagitati. Il Celtic parte immediatamente dopo la finale di Coppa di Lega del 28 ottobre, vinta 5 a 3 sul Dundee United. Il viaggio aereo dura circa venti ore. È la prima volta nella sua storia che il Celtic gioca sotto l’equatore. All’ingresso nello stadio, gli scozzesi ricevono il benvenuto. I giocatori sono bersagliati da sputi. Simspon, il portiere, è colpito alla testa da un oggetto non identificato, forse una pietra o una bottiglia. Si dice sia stato lanciato da una specie di catapulta, addirittura dal campo e non dagli spalti. Le leggende si sprecano, ma in ogni caso Simpson non può disputare l’incontro (e neanche la successiva bella).

In campo, il Racing spinge. Il Celtic riesce però a procurasi un calcio di rigore. Pare che il tiratore, Gemmell, nel corso dell’esecuzione sia disturbato dai fotografi schierati a fianco della porta. Il portiere poi, fa un balzo in avanti di almeno tre metri. Tutto invano, il Celtic passa in vantaggio. Sull’uno a zero viene annullato un gol a Johnstone. Poi il Racing pareggia: lancio lungo al centro dell’area, i difensori biancoverdi si lasciano sfuggire Raffo, che tutto solo infila in rete. Il Racing cresce. Gli europei sono intimiditi e innervositi dall’ambiente. Nel secondo tempo, Cardenas entra in area sulla sinistra e mette in rete con un bel rasoterra. Allora è due a uno per il Racing Club. Si va alla bella.

LA BATTAGLIA DI MONTEVIDEO

Non porterei di nuovo una squadra in Sudamerica per tutto l’oro del mondo.

Jock Stein, dopo la terza partita della serie.

Identiche parole potrebbero pronunciarle i latinoamericani, se interrogati in merito alla voglia di ospitare ancora la formazione scozzese sui propri campi di pallone. La partita di spareggio tra Racing Club e Celtic Glasgow si gioca all’Estadio Centenario della capitale uruguaiana il 4 novembre 1967. È senza alcun dubbio uno degli incontri di calcio, ad alto livello, più violenti di sempre: si contano sei espulsi e scorrettezze di ogni tipo, mentre, per sedare le risse, entrano sul terreno di gioco gli sbirri. Il grado successivo nei rapporti umani è direttamente lo scontro armato. Passerà quindi alla storia come la Battaglia di Montevideo.

Polizia in campo a Montevideo - fonte thecelticwiki.com

Polizia in campo a Montevideo – fonte thecelticwiki.com

Sin dal termine della seconda partita, negli spogliatoi del Cilindro invasi da tifosi argentini, lo staff del Celtic discute se accettare o meno di giocare lo spareggio. Il presidente, Bob Kelly, spinge per tornare immediatamente a Glasgow. Il clima che circonda la partita, e l’aggressività degli avversari, sono ingestibili. Jock Stein vuole restare, attraversare l’immenso estuario del Rio de la Plata, e giocarsi il titolo a Montevideo. Mostra sportività, ma i suoi giocatori non reggono più la tensione. Scendono in campo demotivati, irritati e paurosamente inclini a provocare la violenza – come racconta questo interessante articolo dedicato allo spareggio.

Il giorno della partita entrambe le squadre si presentano allo stadio sventolando ognuna una bandiera uruguaiana, per ingraziarsi il pubblico. La scelta della sede è veramente neutra. È abbastanza vicina a Buenos Aires per attirare molti tifosi del Racing. Allo stesso tempo, gli uruguagi parteggiano per il Celtic, a causa della storica rivalità con gli argentini. Inoltre, il Racing ha sconfitto proprio il Nacional di Montevideo nella finale di Libertadores. Il primo tempo scorre per buona parte in modo relativamente tranquillo. Certo, alle due squadre non difetta l’aggressività, tanto che il direttore di gara, il paraguaiano Perez Osorio, deve richiamare i capitani, minacciando provvedimenti nel caso in cui il gioco rude non si plachi. Ma è intorno al trentacinquesimo minuto che la sfida degenera in rissa. Rulli entra duro su Johnstone. Poi si allontana velocemente dal luogo del misfatto, inseguito da Clark in cerca di vendetta. Scoppiano tafferugli. L’arbitro perde definitivamente il controllo della gara ed espelle Johnstone e Basile, probabilmente a caso. La polizia entra in campo. Pare venga sguainata una spada. I calciatori espulsi sono accompagnati fuori dal campo dagli agenti, come criminali.

Auld aggredisce un avversario - fonte thecelticwiki.com

Auld aggredisce un avversario – fonte thecelticwiki.com

Inizia la ripresa. Dopo pochi minuti Johnstone viene espulso per una gomitata in faccia ad un avversario. Il portiere del Racing Cejas riceve una moneta in testa, ma rimane in campo. Dopo alcuni minuti, altro rosso sventolato ad un giocatore scozzese, Hughes (nel frattempo il Racing ha segnato). Cejas ha la palla in mano e sta per rilanciare l’azione. Hughes si avvicina e gli tira un pugno allo stomaco. Cejas cade. Una volta a terra, il giocatore del Celtic, non soddisfatto, lo prende pure a calci. Nient’altro? Poi è l’argentino Rulli a prendere un rosso. E ancora, Auld mette la mani addosso ad un avversario con la palla distante. L’arbitro lo espelle ma lo scozzese rifiuta di lasciare il campo – ed infatti ci rimane sino alla fine. Scoppia una nuova rissa e la polizia ritorna sul prato verde. Nella confusione, Gemmell affibbia un calcio nelle parti basse ad un povero giocatore argentino. E tutto questo per raccontare solo gli episodi principali.

Volendo provare ad inserire un po’ di calcio nel racconto, si può dire che il Racing giochi meglio e giustifichi la conquista del titolo. Finisce uno a zero, il gol decisivo è un gran tiro da fuori di Cardenas. È la prima Coppa Intercontinentale per una formazione argentina. Nel Paese sudamericano l’impressione è notevole. I giocatori del Racing festeggiano in campo mentre i tifosi uruguaiani infuriati, dagli spalti, tirano loro addosso di tutto.

Però. Prestiamo ancora un attimo attenzione ai filmati di repertorio. Alla fine, dopo quanto è accaduto, dopo tutto ‘sto macello insomma, si scorgono alcuni giocatori delle due squadre che si salutano, si scambiano le magliette, si abbracciano. Sembra incredibile, ma accade. Roberto Perfumo, il difensore del Racing, dirà queste parole:

Mentre stavo raggiungendo il tunnel, lo vidi avvicinarsi a me, lentamente, il biondo capitano (Mc Neill) che aveva segnato a Glasgow. Lo guardai negli occhi e istintivamente mi misi in guardia… forse a causa di tutto ciò che era successo durante l’incontro. Lui mi tese la mano e io la strinsi. Disse che voleva scambiare la sua maglietta con la mia. In quel momento non riuscii a trattenere le lacrime, ma non per me, per lui. Pensavo a come dovesse essere triste e a come mi sarei sentito io, se il titolo mi fosse scappato via dalle mani. Il viso di Mc Neill non mostrava emozioni. Mi sembrò quasi di scorgervi un sorriso. Tutte le brutte cose che noi e loro avevamo fatto durante la partita sembravano dimenticate. Mi tolsi la maglietta – un modo per nascondere le lacrime – e lo scambio fu fatto. Lo abbracciai e gli dissi, in spagnolo ‘Questo è come il calcio dovrebbe essere’. Mc Neill sorrise e, in perfetto spagnolo, disse ‘Buena suerte. Buena suerte’.

La dolcezza di essere umani.

Qui i tabellini delle tre partite.

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