Diecimila lire

Capitalismo calcistico: il rapporto Deloitte 2014

A noi piace il romanticismo del calcio: le imprese impossibili, lo scudetto vinto dal Verona di Bagnoli, la fedeltà di Alex Del Piero. Però non siamo nemmeno dei faciloni, e lo sappiamo bene che alla fine oggi il calcio è soprattutto questione di business – per quanto Simon Kuper e Stefan Szymanski nello splendido Soccernomics lo definiscano the worst business in the world – e che se vogliamo far sopravvivere la nostra passione tanto vale provare a vedere le cose anche dalla prospettiva del vile danaro. E magari cercare anche lì non dico poesia ma almeno qualche dato interessante per capire come stiamo messi.

Per queste ragioni, il rapporto Deloitte Footbal Money League 2014 è qualcosa di cui si deve parlare. Ogni anno il gigante della consulenza pubblica questo rapporto, in cui prende in considerazione la classifica delle società di calcio ordinate per entrate monetarie nella stagione appena passata. O meglio, alcune entrate, e in particolare biglietti (inclusi gli abbonamenti), diritti TV e sponsor/merchandising. Niente plusvalenze sulla vendita dei giocatori, dunque, niente capitalizzazioni né debiti. Un rapporto parziale, insomma, ma comunque utile per capire come vengono generati gli incassi, non come poi questi vengono effettivamente spesi.

Le spagnole contro tutti

Il primo posto in questa speciale classifica è occupato stabilmente dal Real Madrid con 519 milioni di euro, seguita dall’altra spagnola Barcellona con 483 milioni. Una novità al terzo posto, dove il Bayern spodesta il Manchester United (rispettivamente 431 e 424 milioni). Balzo in avanti del Paris Saint-Germain, che per la prima volta arriva al quinto posto con 399 milioni (quasi il doppio dell’anno prima). Seguono Manchester City (316), Chelsea (303), Arsenal (284) e le finalmente le italiane Juventus (272) e Milan (264).

Ecco la classifica completa:

Deloitte - Classifica totale

La classifica Deloitte dal primo al ventesimo posto.

 

Il petroldollaro non fa la felicità

Innanzitutto sfatiamo un mito: gli emiri non la fanno ancora da padroni nel calcio. Su 20 squadre solo 2 sono di proprietà mediorientale, Paris Saint-Germain e Manchester City (certo che quando ci sono gli emiri fanno la differenza: dal loro arrivo il PSG ha quadruplicato i suoi incassi). Ben quattro, invece, sono in mano agli Stati Uniti (Manchester United, Arsenal, Liverpool e Roma), l’Inter è indonesiana mentre le altre sono ancora controllate dal vecchio continente. A proposito di continenti, tra i top 30 fa per la prima volta capolino una società non europea, il Corinthians. Potrebbe significare poco, ma in realtà con le nuove infrastrutture che verranno lasciate in eredità dai mondiali, sai mai che il calcio brasiliano negli anni a venire non riesca ad aumentare notevolmente la sua sfera d’influenza.

Da un punto di vista nazionale, l’Inghilterra la fa da padrona, con un miliardo e 724 milioni. Seguono Spagna e Germania (rispettivamente 1121.5 e 1021), poi, più staccate sotto la soglia del miliardo ci sono Italia (829.1), Francia (398.8) e Turchia (283.4). Niente di nuovo, se non che le quattro squadre italiane tutte insieme fanno appena il doppio del solo Paris Saint-Germain. Se pensiamo che negli anni a venire probabilmente anche il Monaco dell’oligarca russo Dmitry Rybolovlev entrerà in classifica, allora sì che saranno guai per i nostri colori. A proposito di Italia, dopo tre anni in coda del Milan, finalmente la Juventus ha compiuto il sorpasso. Facile, direte voi, con lo stadio di proprietà: sì e no, nel senso che 38 milioni contro 26 non è una differenza abissale e la differenza i bianconeri l’hanno fatta piuttosto con i diritti TV.

Stadi pieni, stadi vuoti

Ma andiamo un po’ più nello specifico, analizzando i componenti della classifica uno ad uno. Iniziamo con gli incassi derivati da abbonamenti e biglietti.

Classifica per biglietti e abbonamenti

Classifica per biglietti e abbonamenti

Come facciano non è chiaro, ma all’estero fanno un sacco di soldi con lo stadio, in Italia invece niente. Un dato che non sorprende, visto che la tendenza agli stadi vuoti è in atto da anni nel nostro paese. Ma prendiamo in considerazione la Juventus, l’unica con lo stadio di proprietà tra le italiane: l’anno scorso ha riempito lo stadio all’85% (fonte soccerway) della sua capacità mentre le altre hanno faticato a superare la soglia del 50%. Eppure la società di corso Galileo Ferraris non ha guadagnato così tanto più delle altre ed è comunque a 90 milioni dalla capolista Manchester United. Lo stadio meraviglioso ma dalla capacità limitata (41 mila posti a sedere) in questo caso non sembra davvero lo strumento decisivo per ridurre le distanze con le altre. Il trend comunque è positivo e nel futuro il gap con le altre italiane dovrebbe ampliarsi anche grazie alla creazione di nuove infrastrutture (tra cui la Continassa) mentre le altre sembrano ancora lontane dalla realizzazione del proprio stadio.

Tutti di fronte allo schermo

Interessante anche il dato sui diritti TV.

Classifica per diritti TV

Classifica per diritti TV

Dopo le spagnole, qui, ci sono Juventus e Milan, ma qui il dato è un po’ truccato, visto che milanesi e torinesi si sono spartiti l’intero bottino riservato all’Italia grazie alla non qualificazione alla fase finale da parte dell’Udinese, mentre negli altri paesi la torta è stata divisa tra 4 o 3 società. In più, questo è l’indicatore forse meno stabile nel tempo, dipendendo in larghissima parte – e con effetto immediato sugli incassi – dai risultati sportivi: per fare un paragone con i proventi dello stadio, l’anno prossimo la Juventus prenderà molti meno soldi per i diritti TV dopo l’uscita in Champions, ma quell’eliminazione non ha avuto alcun effetto sull’affluenza allo Juventus Stadium in campionato e se la i bianconeri continueranno il cammino in Europe League probabilmente le perdite saranno ridotte. Il Milan, d’altra parte, è ancora in Champions e l’anno prossimo dovrebbe restare a questi livelli. I problemi arriveranno l’anno dopo, visto che dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia un posto in Europa per la stagione 2014/15 sembra un miraggio.

Sponsor & merchandising

Classifica per sponsor e merchandising

Classifica per sponsor e merchandising

Il Paris Saint-Germain qui fa davvero la differenza: i francesi sfruttano gli investimenti qatarioti e mettono a segno un aumento dell’82% rispetto all’anno passato ennesima prova del fatto che il medio oriente è un mercato enorme e con delle potenzialità ancora vastissime. Le sponsorship sono nomi come Nike, Emirates, Panasonic, McDonalds e Microsoft, più l’ente del turismo del Qatar che ha tutto l’interesse di rovesciare oro su Ibra e compagni (ok, molto più del dovuto: 200 milioni è un investimento spropositato alla faccia del ROI e del Fair Play finanziario. Ne parlano meglio qui). Le italiane? Anche qui zoppicano: meglio di tutte fa il Milan, ma siamo comunque ad anni luce dallo sfruttamento del mercato degli altri paesi. Forse non sarà il motivo principale, ma a me il dubbio che l’enorme mercato del merchandising contraffatto, presente senza contrasto alcuno tutt’intorno ai nostri stadi, abbia un influenza su questi dati viene. Se poi si leggono certi articoli, beh, il dubbio non si dissolve nemmeno un po’.

Un settore decisamente non in crisi

Un dato per chiudere: ci sarà pure la crisi e non si trova lavoro, eppure 15 squadre su 20 hanno aumentato i loro incassi, e il totale dei loro incassi è passato da 5 a 5.4 miliardi di euro, un aumento dell’8%. La tendenza tiene anche in Italia: 769 milioni l’anno prima, 829 nel 2012/13, 7.8% d’aumento. Sarà forse il peggior affare del mondo, ma settori con una simile crescita in questo momento storico non me ne vengono in mente.

Scarica il rapporto qui.

Share Button

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>