Signori e signore, il grande Ajax

Il calcio totale – prima parte

Nei primi anni settanta del secolo scorso compare un nuovo stile di gioco di portata rivoluzionaria. Passerà alla storia col nome di calcio totale. La sua culla è l’Olanda: la nazionale di quel Paese, ma più di tutto una squadra di club, l’Ajax di Amsterdam. Mai un’epoca del calcio ed una nazione sono stati così profondamente segnati da una precisa idea di gioco. Amato e copiato, paragonato ai movimenti di liberazione politica e sociale del periodo, spesso confuso con un semplice atteggiamento offensivo, il calcio totale è un tassello decisivo della storia del gioco. E, più modestamente, una delle fonti di ispirazione del nome di questo sito.

ORIGINI ED ARTEFICI

Il padre riconosciuto del calcio totale, il suo maggiore artefice, è stato Rinus Michels (1928 – 2005). Giocatore dell’Ajax nel corso della carriera come calciatore, Michels giunge alla panchina della squadra di Amsterdam nel 1965. L’Ajax naviga in cattive acque ed il primo obiettivo consiste nell’evitare la retrocessione. L’anno dopo vincerà il titolo olandese ed inizierà la scalata al cielo. Duro ed intransigente, ma amato dai suoi giocatori, Michels allenerà anche la nazionale olandese a più riprese nel corso della carriera. Nel 1999 verrà nominato dalla FIFA l’allenatore del secolo.

Rinus Michels - fonte hensonmichael.wordpress.com

Rinus Michels – fonte hensonmichael.wordpress.com

Non bisogna dimenticare altresì il ruolo ricoperto da Stefan Kovacs, che sostituisce Michels sulla panchina dell’Ajax nel 1971. Ed ancora, merita sicuramente una citazione l’attività di Ernst Happel, austriaco, allenatore prima dell’ADO Den Haag, poi del Feyenoord (dal ’68 al ’73), formazione che porta alla conquista della coppa dei campioni nel 1970, dunque prima ancora dei rivali di Amsterdam. I giocatori del Feyenoord sono l’altra metà della nazionale olandese di quegli anni. Happel guiderà proprio l’Olanda nel 1978, sfiorando il titolo mondiale.

Due nomi devono essere ricordati come pionieri del calcio totale, per il peso che hanno avuto nella storia del calcio olandese. Sono Jack Reynolds e Vic Buckingham, entrambi inglesi. Reynolds (1881 – 1962) allena l’Ajax in tre riprese che vanno dal 1915 al 1947. Nel frattempo viene anche internato in un campo di prigionia tedesco nel corso del secondo conflitto mondiale. Nei suoi insegnamenti, Reynolds dà molta importanza al controllo di palla, alla tecnica individuale. Sostiene che l’attacco è la miglior forma di difesa. Inoltre, elemento di fondamentale importanza per il futuro, richiede che a tutti i livelli l’Ajax giochi allo stesso modo, e dunque anche nelle formazioni giovanili. Buckingham (1915 – 1995) sostiene la necessità di mantenere il possesso palla il più possibile. Pertanto cura la precisione dei passaggi fra i giocatori. Impone un gioco offensivo in grado produrre un alto numero di realizzazioni. Guida l’Ajax dal del ’59 al ’61, con successo, poi ancora nel 1964/65, prima di essere sostituito da Michels nel corso di una stagione piuttosto deludente.

Jack Reynolds - fonte en.wikipedia.org

Jack Reynolds – fonte en.wikipedia.org

Non è sbagliato dire, però, che fino alla metà degli anni sessanta il calcio olandese è fra i più scarsi d’Europa. Le squadre di club non rivestono alcun ruolo di rilievo nei tornei continentali. La nazionale giunge alla fase finale dei mondiali solo due volte, nei lontani 1934 e 1938, ed in entrambe le occasioni esce al primo turno. Si determina però una situazione che risulterà con ogni probabilità decisiva per la nascita e lo sviluppo del calcio totale. Lo mette in rilievo Jonathan Wilson ne La piramide rovesciata, testo indispensabile sulla storia delle tattiche nel calcio. L’arretratezza calcistica del Paese comporta il salto di una precisa fase della storia del calcio, ovvero il massiccio utilizzo della tattica WM. Sia chiaro, non manca completamente, lo stesso Buackingam lo usa per il suo Ajax. Ma non viene mai usato nella sua forma intensa, consistente in una rigida marcatura a uomo in difesa. E pertanto non viene imposto ai giovani giocatori olandesi.

E’ un po’ come accade in quei Paesi economicamente arretrati quando un governo o una società straniera portano una produzione di tipo nuovo. Dall’arretratezza, in quel settore, si passa direttamente alle ultime scoperte ed applicazioni della tecnica, alla modernità, oltrepassando le fasi intermedie. Con tutte le conseguenze del caso, in termini sociali, politici, di rapporto tra le classi. Trotsky lo spiega e lo definisce come sviluppo diseguale e combinato. Bene, quanto è avvenuto nel calcio in Olanda è proprio questo. Saltando quasi in toto una fase dello sviluppo calcistico, è stata posta la base per poter applicare una concezione tattica più avanzata di tutte le altre del periodo. Sono andati direttamente al futuro.

Ma siccome anche nel calcio nulla nasce dal nulla, è il caso di segnalare brevemente alcune esperienze storiche che hanno sicuramente avuto un peso su quanto elaborato e realizzato nei Paesi Bassi. Queste esperienze sono: il wunderteam austriaco degli anni ’30; la nazionale ungherese dei primi anni cinquanta, in grado stupire il mondo; il Brasile campione del mondo nel 1958. Tutte queste esperienze meriterebbero un’ampia disamina che in questo contesto non è possibile neanche accennare. Così come è altrettanto importante ricordare che, in contemporanea allo sviluppo del gioco in Olanda, un fenomeno analogo prende piede anche in un altro luogo, l’Unione Sovietica. Valeriy Loabanovskyi dà vita ad un’idea di calcio molto simile a quella di Michels. Lo fa anch’egli attraverso il lavoro di una precisa formazione di club, la Dinamo Kiev, e successivamente con la nazionale sovietica. E’ il calcio scientifico, o calcio del 2000, come è stato definito.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

Scrive Jonathan Wilson:

Il gioco aveva a che fare con lo spazio e con il modo per riuscire a controllarlo. Volendo sintetizzare: allarga il campo quando sei in possesso di palla e sarà più facile mantenere il possesso; rimpicciolisci il campo quando è la squadra avversaria ad avere il possesso di palla e diventerà molto più difficile per gli avversari mantenerne il possesso

Per fare questo, l’Ajax e l’Olanda svilupperanno il loro gioco soprattutto attraverso l’intercambiabilità di ruolo dei giocatori. Ecco perché calcio totale: difensori in grado di impostare il gioco e di gestire la fase offensiva, attaccanti in grado di coprire. I calciatori si scambiano le posizioni, per via orizzontale, ma soprattutto per via verticale. C’è un grande utilizzo del pressing, come mai si era visto in precedenza. Anche a ridosso dell’area avversaria. E’ il modo migliore per recuperare palla nella fase difensiva e creare spazi in attacco. Si vede un manovra ad armonica che consente di rendere compatto lo schieramento quando il pallone è controllato dall’avversario. E c’è un uso sapiente del fuorigioco, non metodico quanto ai nostri giorni, ma comunque molto innovativo per i tempi.

Johan Cruyff in azione - fonte caffenws.it

Johan Cruyff in azione – fonte caffenws.it

E’ evidente come la tattica analizzata richieda un particolare vigore atletico. La capacità dei giocatori di correre, di reggere certi ritmi, diventa centrale. Le squadre di Michels saranno all’avanguardia nella cura dell’elemento prettamente fisico, ed altresì nell’applicazione della scienza al calcio. Ci saranno anche accuse di doping, come spesso accade per le squadre vincenti, ma mai provate.

Dunque, grandi ritmi per buona parte di un incontro. Insieme ad una tecnica notevole, alla capacità di saper gestire il pallone. Ma anche la capacità di rallentare il gioco, di attendere il varco giusto. Facendo girare la palla, nel frattempo. E’ indicativa, al riguardo, l’azione olandese subito dopo il calcio d’inizio, nel corso della finale dei mondiali 1974. Una fitta trama di passaggi, poi palla a Cruyff che penetra centralmente, fallo, rigore, gol. Senza avere toccato il pallone, ma manco per sbaglio, i tedeschi sono già in svantaggio. Si riprenderanno.

Altro elemento inevitabile al fine di reggere tutto l’impianto consiste nel solido rapporto esistente tra i giocatori. Si intende rapporto sul terreno di gioco, ovviamente. Se lasci il tuo settore di gioco, se mantieni a lungo il possesso di palla, se pressi, devi fidarti dei tuoi compagni. Devi avere cioè la certezza che qualcuno seguirà i tuoi movimenti e le tue intenzioni. Risultò decisivo il fatto che molti giocatori di quell’Ajax si conoscessero a memoria e giocassero assieme sin da ragazzini. Erano pertanto abituati. Serve inoltre una grande intelligenza tattica. E il collettivo diventa di conseguenza il marchio di fabbrica del gioco mostrato sul campo. Nonostante la presenza di notevoli singoli.

Johan Neeskens - fonte forum.playitusa.com

Johan Neeskens – fonte forum.playitusa.com

Infatti, non può mancare, nella descrizione dei caratteri fondamentali di questa esperienza, un riferimento alla grande fioritura di talenti prodottasi in Olanda in quegli anni. Probabilmente senza quei giocatori, quei nomi, il termine calcio totale non sarebbe mai sorto. Dovremmo ricordarne parecchi, ma due emergono su tutti: Cruyff e Neeskens. Johan Cruyff diventerà uno dei più grandi giocatori di calcio di sempre. Tatticamente geniale (avrà anche una grande carriera come allenatore), tecnicamente enorme, capace di segnare, di creare occasioni, di svariare su tutto il fronte di attacco. Era il leader in campo, a volte ingombrante, di quelle squadre. Johan Neeskens è stato un centrocampista moderno, prolifico sotto porta, in grado di giocare allo stesso livello ovunque sul terreno di gioco. Inoltre, era l’uomo più importante nel pressing offensivo, dotato di una carica agonistica notevole.

Mario Sconcerti, nel libro Storia delle idee del calcio, riepiloga in tre punti il calcio totale: 1) in difesa marcatura a zona, a centrocampo a uomo con il pressing; 2) il pallone deve essere dato da un giocatore in movimento ad un altro in movimento; 3) al centro del gioco non c’è il pallone, ma l’uomo.

Ha detto Arrigo Sacchi:

Il calcio olandese? Si muovevano tanto e si muovevano così in tanti che mi sembrava a volte che non riuscissero a stare nel televisore…

Guardando i filmati in rete delle loro partite, a me più volte è sembrato che giocassero in quindici, tanto erano presenti ovunque. È un piacere rivedere quelle partite, ed anche scriverne. (Fine prima parte. Nella seconda: schieramenti di gioco, risultati, eredità del calcio totale).

 

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2 commenti
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